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In ricordo di Lei…. Prof. Alessandro

Ci ha colti tutti di sopresa, come quel ciuffo di verde violento sotto uno strato di neve.
Se ne è andato, incamminandosi come Maestro sulla strada che tutti prima o poi percorreremo.

Se ne è andato in silenzio, senza la tua musica, sottovoce,…sussurrando un inno che solo i nostri cuori sapranno udire.

Se ne è andato, ma non dai miei ricordi.

Resterà sempre dietro quel bancone come quando ero bambina. Il suo negozio era il mio paradiso. Tra le sue mani passavano i miei sogni, le mie speranze: Spartiti, Strumenti.
E bambina la osservavo seduta sul tappeto, mentre cercava di accordare il pianoforte che tanto massacravo… e parlava, della sua musica… dei suoi sogni.
Non potevo fare il maestro, mi stava stretto… quando ho potuto ho preso la mia strada“.

Queste parole erano per me quel vangelo che ho seguito, inconsapevole, per anni.
Se la mamma brontola… lasciala brontolare, meglio un maestro felice che un dottore frustrato
Aveva ragione, come sempre, come tutte le volte che, anche più grande, la ascoltavo sempre seduta sul tappeto, mentre si arrabbiava contro quel pianoforte che non voleva (e non vuole) tornare al suo posto.

L’abbiamo combattuto in tutti i modi. Mettendogli dentro panni su panni, provando a riempire la stanza con cuscini e peluche… ma il mio pianoforte è sempre stata per Lei una battaglia ancora aperta. E Si arrabbiava sempre di più, perchè quel suo suono, le era sempre piaciuto.

Se ne era innamorato da quando li ordinò: erano due, gemelli, i suoi “gioiellini neri”… ed era soddisfatto quando le dissi che uno sarebbe venuto ad abitare in casa mia. Contento, ed ogni volta lo rivedeva con piacere… se non fosse stato per quel danno meccanio causato dalle vibrazioni di un martello pneumatico dei costruttori del palazzo a fianco a noi.

Lei ci hai visto crescere… tutti noi, aspiranti musicisti della stessa mia generazione. Ha ascoltato le nostre aspirazioni, sconsigliato alcuni e spronato altri. Mi ha visto mettere le mani sulla tastiera quando avevo solo quattro anni, e forse ci considerava un pò tutti tuoi nipotini adottivi.

Ogni volta che varcava la soglia di casa era un rito. Un ritorno al passato, un ricreare collegamenti con amici che magari non avevamo più incontrato perchè ciascuno di noi lavora fuori da qui, ma lei hai in mano i nostri strumenti e resta ugualmente il collante di profonde amicizie. Ci aggiornava sulle nostre strade, ci consigliava su cosa fare.

E quante volte ci ha detto di seguire la strada fuori da Montecatini…. adesso so dirle che aveva ragione… e forse adesso sa cosa penso più di quando tu non potesse capire ascoltandomi.

La musica è stata per Lei la vita, nelle più svariate sfaccettature. E l’ha portata avanti, con il suo silenzio, con estrema umiltà, senza MAI piegarsi innanzi ai troppo frequenti ed illeciti compromessi di una città che conosce solamente la cultura del denaro e non quella dello studio e del sacrificio per la propria passione.

Ho ancora con me quel foglio d’album “Ave Maria”, quella che mi regalalò quando, ancora bambina, avrei dovuto suonare al mio primo matrimonio… con le ginocchia tremanti per il timore di non essere all’altezza della situazione.
Non La ho potuto salutare, quest’oggi,… con la presenza che avrei desiderato…
Allora, la suonerò per Lei, su questo pianoforte che ci ha sempre legati. E la dedicherò a Lei, per ogni volta che, nella mia vita, la suonerò ancora….

Con infinito afffetto.

Lavinia

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