Ci

… e presto un mormorio si fè parole
"Ben lo sappiamo, un pover’uom tu se’ "

Continuano a tornarmi alla memoria questi pochi versi, recitati da mio padre che sornione mi guardava con il capo piegato d’un lato. Lo sapeva.
Era completamente inutile che mi celassi dietro a qualunque tipo di silenzio tanto aveva capito e me lo diceva scherzando con i versi della sua poesia preferita: Davanti San Guido.

L’ho riletta stasera, perchè avevo voglia di risentire la sua voce, quel suono che si è così saldato nella mia memoria da escludere ogni altro suono per alcune frasi o parole. Ho riletto quelle rime lontane, e scorrendo il dito sul foglio sentivo nella mia mente mio padre che cantilenava, come faceva spesso alla sera, seduto a quella tavola dove era stata consumata la cena e restava solo il fiasco del vino ed un bicchiere.

Recitava a memoria tutte le poesie che lo avevano affascinato da ragazzo, con quel ghigno soddisfatto di chi sa attirare a sè l’attenzione del pubblico.

Ben lo sappiamo, un pover’uom tu sè… torna alla mia mente tutte le volte che vorrei celare qualche emozione, ma il mio silenzio mi tradisce ed il mio occhio fugge lo scontro con la realtà.
Ho imparato ad ascoltare il silenzio, il mio come prima sfida, per capire ciò che io stessa vorrei nascondere a me per prima. Ho scoperto che il silenzio mi tradisce, come quelle rime beffarde, ed in quel momento so che c’è qualcuno con il capo piegato d’un lato che mi guarda e sorride.

Ho imparato ad ascoltare il silenzio, anche quello di chi mi è vicino da sempre, e so che mi racconta del peso di segreti illusori, segreti di pulcinella, di cui non ho mai ammesso la conoscenza per rispetto del suo dolore.

Ho imparato ad ascoltare anche il silenzio di chi ho nel cuore dal primo incontro: ciò che il silenzio mi dice, non lo sa nascondere neppure uno sguardo mancato.

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