Amarcord

E’ stato un attimo e nel profilo del tuo volto ho rivisto la luce ambrata delle tende di seta del salone.
L’odore della polvere del tempo si confondeva al profumo di pagine di libri.

Che buffo incontrarsi in libreria, dopo anni passati girovagando per il mondo!
Il classico saluto di chi si ritrova e dopo quasi dieci anni, o forse più, ha l’occasione di scambiare due parole senza essere ammutolito dalla fretta della vita.

Tra le parole rivivevo momenti lontani fatti di sale e sedie, tende di velluto e programmi abbandonati sulle scale. Quei programmi con le scritte all’Inglese, stampati su carta che tentava di imitare la pergamena. Quegli inviti che cercavano disperatamente una classe che non c’era, se non di sola apparenza.
Ma erano comunque gli anni dei sogni, per me. Tu ormai eri già grande, avevi la mia età di adesso e ci sembravi lontano. Un solo linguaggio era a noi comune, quella musica che viene dal cuore e che canta nelle nostre mani; per noi era distante anche Lei, avvolta nei miti di compositori adornati di genio e di mistero.

Rivedo il tuo profilo, nella calda luce ambrata di una sala dalle tende di velluto, mentre a turno prendevamo il nostro posto al pianoforte, pronti per sognare.

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