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	<title>Lavinia Cioli &#187; Varie</title>
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	<description>Pianista &#124; Scrittrice &#124; Psicologa</description>
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		<title>Gesso &#8211; giorno 9</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 08:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Gesso &#8211; giorno 9 Ti alzi, Ti lavi Ti dai la crema&#8230; e profumi di Voltaren]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gesso &#8211; giorno 9</strong></p>
<p>Ti alzi,</p>
<p>Ti lavi</p>
<p>Ti dai la crema&#8230;</p>
<p>e profumi di Voltaren</p>
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		<title>Gesso &#8211; giorno 7</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 12:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Gesso &#8211; giorno 7 Alle volte il semplice spostamento dalla seduta della sedia a rotelle a quella del wc ti permette di vedere il mondo da un&#8217;altra prospettiva.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gesso &#8211; giorno 7</strong></p>
<p>Alle volte il semplice spostamento dalla seduta della sedia a rotelle a quella del wc ti permette di vedere il mondo da un&#8217;altra prospettiva.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gesso: Giorno 4</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jul 2024 17:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Gesso: Giorno 4 Assapori la libertà perchè ti hanno appena consegnato una sedia a rotelle con la quale puoi fare dei brevi tragitti in autonomia. Provi a muoverti tra le stanze di casa: ti incastri nella porta, ti areni sul tappeto, alla fine sbagli nelle manovre e rimani incastrata nel corridoio. E ti trovi a chiamare o emettere segnali, come fa l&#8217;aspirapolvere senza fili, affinchè qualcuno ti faccia uscire da dove ti sei infilato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gesso: Giorno 4</strong></p>
<p>Assapori la libertà perchè ti hanno appena consegnato una sedia a rotelle con la quale puoi fare dei brevi tragitti in autonomia.</p>
<p>Provi a muoverti tra le stanze di casa: ti incastri nella porta, ti areni sul tappeto, alla fine sbagli nelle manovre e rimani incastrata nel corridoio.<br />
E ti trovi a chiamare o emettere segnali, come fa l&#8217;aspirapolvere senza fili, affinchè qualcuno ti faccia uscire da dove ti sei infilato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quadri</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2023 12:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;I quadri stanno su per anni, e poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, però loro a un certo punto FRAN, cadono lo stesso.(…) È impossibile da capire, è una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, sennò esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e scopri che non la ami più. Quando apri il<div><a href="https://www.laviniacioli.it/2023/01/quadri/" class="bloglink">Continua<i class="icon-long-arrow-right"></i></a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">&#8220;I quadri stanno su per anni, e poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, però loro a un certo punto FRAN, cadono lo stesso.(…) È impossibile da capire, è una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, sennò esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e scopri che non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi “Io devo andarmene da qui”. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.&#8221;</p>
<p><strong>A. Baricco &#8211; Novecento</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il canto della mia anima</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 21:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[holiday]]></category>
		<category><![CDATA[hot]]></category>

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		<description><![CDATA[Come una sirena il tuo silenzio è un canto che ammalia il mio cuore A volte provo a lasciarti in silenzio per mesi, ma è più forte della mia stessa vita: ho bisogno di te. Come fondamentale è il respiro, così è il sedermi su quella panchetta, chiudere gli occhi e lasciare andare alle mani il ricordo di ciò che non è stato nella vita o nell&#8217;anima. Ad ogni nota si lega un ricordo o<div><a href="https://www.laviniacioli.it/2022/08/standard-post-type-with-a-feature-image/" class="bloglink">Continua<i class="icon-long-arrow-right"></i></a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come una sirena il tuo silenzio è un canto che ammalia il mio cuore</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A volte provo a lasciarti in silenzio per mesi, ma è più forte della mia stessa vita: ho bisogno di te.</p>
<p style="text-align: justify;">Come fondamentale è il respiro, così è il sedermi su quella panchetta, chiudere gli occhi e lasciare andare alle mani il ricordo di ciò che non è stato nella vita o nell&#8217;anima. Ad ogni nota si lega un ricordo o un desiderio e torna la mia voce che era rimasta silente per mesi. Le dita un pò arrugginite man mano tornano alla loro leggerezza e alla loro velocità mentre mi si proiettano ricordi ai miei occhi, una vita desiderata e vissuta fino all&#8217;impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho bisogno di questi tasti come dell&#8217;aria per il respiro e mentre mi lascio andare sento la vita che riprende possesso di un corpo che per troppo tempo avevo abbandonato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ti Donerò Fucili</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 09:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti Donerò Fucili Ti donerò, figliolo, i miei fucili, perché la guerra si esaurisca in gioco e tu non sia, da grande, tra quei vili vestiti di pace, ma celanti il fuoco. Ti insegnerò le strategie di agguati a tutti i mostri della fantasia, perché, finito il gioco dei soldati, Paura non insidi la tua via. E fingerò la morte in un sorriso, risorgerò, ridendo, sotto il fuoco del tuo fucile innocuo e quel sorriso<div><a href="https://www.laviniacioli.it/2022/02/ti-donero-fucili-3/" class="bloglink">Continua<i class="icon-long-arrow-right"></i></a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 align="center">Ti Donerò Fucili <sup><a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup><br />
</sup></a></sup></h1>
<p>Ti donerò, figliolo, i miei fucili,<br />
perché la guerra si esaurisca in gioco<br />
e tu non sia, da grande, tra quei vili<br />
vestiti di pace, ma celanti il fuoco.</p>
<p>Ti insegnerò le strategie di agguati<br />
a tutti i mostri della fantasia,<br />
perché, finito il gioco dei soldati,<br />
Paura non insidi la tua via.</p>
<p>E fingerò la morte in un sorriso,<br />
risorgerò, ridendo, sotto il fuoco<br />
del tuo fucile innocuo e quel sorriso<br />
trasformerà tanto dolore in poco.</p>
<p>Imparerai ad amare una bandiera,<br />
un ideale, nel valor di pace<br />
e quando sarai grande io sarò fiera<br />
per quell’umanità che in cuor tuo giace.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><em>Ispirata al saggio “Lettera al figlio” di U. Eco (in “Diario minimo”)</em></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Disavventure di una donna miope &#8211; Cap. 1: Senza occhiali</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 22:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva sempre, nella vita degli abili portatori di occhiali, quel momento in cui la realtà ti mostra, crudelmente, il livello di dipendenza da questi strumenti. Ti rendi conto solo in quell&#8217;istante, di quanto siano attrezzo salva vita e parte integrante del tuo DNA, quasi una mutazione genetica intra-generazionale. Ma ti attende, ne esiste una per ogni bipede quattrocchi, e la incontrerai: la persona che, a tradimento, ti toglierà gli occhiali. Per me comparve attorno ai<div><a href="https://www.laviniacioli.it/2021/03/disavventure-di-una-donna-miope-cap-1-senza-occhiali/" class="bloglink">Continua<i class="icon-long-arrow-right"></i></a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva sempre, nella vita degli abili portatori di occhiali, quel momento in cui la realtà ti mostra, crudelmente, il livello di dipendenza da questi strumenti. Ti rendi conto solo in quell&#8217;istante, di quanto siano attrezzo salva vita e parte integrante del tuo DNA, quasi una mutazione genetica intra-generazionale.</p>
<p>Ma ti attende, ne esiste una per ogni bipede quattrocchi, e la incontrerai: la persona che, a tradimento, ti toglierà gli occhiali.</p>
<p>Per me comparve attorno ai 30 anni sotto forma di gentil signora, tranquilla e accudente. Ero in uno di quei momenti in cui desideri emozioni nuove, nuovi interessi, quando cerchi nuove strade&#8230; e proprio così accadde: lungo una strada.</p>
<p>Per un particolare gioco del destino stavo realizzando uno dei miei sogni: partecipare ad un corteggio storico come parte di un gruppo, impersonando una figura mai esistita di cui portavo la veste. Nella mia fantasia mi ero immaginata &#8220;poesia&#8221;: una vita da immaginare nella durata del percorso, sognarne le gesta vivendole nel silenzio di una figura che cammina senza nome, ma cui prestavo lo sguardo distaccato e fiero.</p>
<p>Poesia, fantasia, sogno&#8230; poi la cruda realtà: una mano che ti sfila gli occhiali accompagnata da una voce che sentenzia &#8220;Nel medioevo non esistevano queste cose&#8221;.<br />
La signora ha perfettamente ragione, ma c&#8217;è un piccolo problema: senza occhiali quel mondo che mi ero immaginata di vivere diventava, improvvisamente, una nebbia colorata, sicuramente poetica nella rappresentazione, ma poco pratica nel suo realizzarsi.</p>
<p>Non lo avevo previsto, non potevo più uscirne fuori: o rinuncio o mi butto pregando ad ogni passo di non finire rovinosamente a terra, trasformando la magia di quella rappresentazione in un carosello degno delle migliori comiche.</p>
<p>Spiegato il problema alla signora che dirigeva la situazione, e che ai miei miopi occhi era divenuta una macchia gialla e verdolina, conveniamo che sarei stata posizionata dietro ad un ragazzo che vestiva colori accesi: alternanza di strisce verticali color giallo e blu.<br />
Pareva tutto risolto, ma la necessaria distanza di due metri trasformava le strisce in nebbiolina sottile e verticale&#8230;</p>
<p>Ma la magia di una rappresentazione storica non può fermarsi su questi dettagli, così &#8211; nel mezzo di una caleidoscopica nebbia &#8211; partiamo. Sollievo è scoprire di essere supportata anche da una compagna di gruppo che, per evitare mie rovinose cadute mi avvisa dei possibili ostacoli: &#8220;pietra&#8221;, &#8220;pietra&#8221;, &#8220;scalino&#8221;, &#8220;merda!&#8221;.<br />
&#8220;Che succede?&#8221; chiedo preoccupata pensando ad una esclamazione di disappunto&#8230; per poi scoprire -tardi- che era un avvertimento degli effetti poco poetici dei fieri cavalli che ci precedevano.</p>
<p>Sosta. Sospiro, siamo quasi arrivati &#8211; penso &#8211; chissà come era il paese, non vi ero mai stata e non potrò dire di averlo visto. Doveva essere molto antico, immagino, il grigiore che ci avvolgeva forse erano antiche mura. Di quale periodo? E quante persone ci saranno state? Non lo so&#8230; ero troppo intenta a seguire quelle vaghe strisce verticali gialle&#8230;blu&#8230;<br />
il giallo era il colore che più riuscivo a distinguere e mentre aspettavo che il corteggio riprendesse pensavo a quanto fosse alta quella persona che avevo davanti. Chissà se chi ci osservava si sarebbe accorto di quanto dilatate erano le mie pupille, di quanto non stessi vedendo nulla. Fissavo innanzi al mio naso, nella speranza che, nella statura di chi avevo innanzi, non sembrasse che gli stessi osservando il didietro.</p>
<p>A volte i momenti sembrano infiniti&#8230;<br />
A volte lo sono&#8230;<br />
come quella sosta, che sembrava non terminare mai, fino a quando la fida voce da dietro &#8220;vaiiiiiii&#8221;.<br />
&#8220;Ma se la striscia gialla è ferma?&#8221; rispondo con disappunto.<br />
&#8220;O Grulla, quello gli è il palo del semaforo!&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Incontri ravvicinati con la tecnologia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 22:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte è possibile riscontrare un divario ben poco sanabile tra l&#8217;intenzione di utilità della tecnologia e gli effetti catastrofici della sua applicazione. E&#8217; così che improvvisamente sei distratta da tua mamma che sbraita contro qualcuno nella stanza accanto, ti alzi e corri per vedere cosa sia accaduto e scopri che ha intrapreso una lite con quella voce suadente che fa capolino da un piccolo cilindro connesso ad internet: Vuole vedere quanto tempo ci metto per<div><a href="https://www.laviniacioli.it/2021/02/incontri-ravvicinati-con-la-tecnologia/" class="bloglink">Continua<i class="icon-long-arrow-right"></i></a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A volte è possibile riscontrare un divario ben poco sanabile tra l&#8217;intenzione di utilità della tecnologia e gli effetti catastrofici della sua applicazione.<br />
E&#8217; così che improvvisamente sei distratta da tua mamma che sbraita contro qualcuno nella stanza accanto, ti alzi e corri per vedere cosa sia accaduto e scopri che ha intrapreso una lite con quella voce suadente che fa capolino da un piccolo cilindro connesso ad internet: <em>Vuole vedere quanto tempo ci metto per preparare i pomodori!</em></p>
<p>Cerchi di comprendere se sei parte di questa follia generalizzata o se puoi spiegare in modo più comprensibile la scena che ti si è presentata innanzi: ti fermi, ascolti&#8230;.<br />
Dall&#8217;altra stanza la meccanica voce di signora continua a ripetere <em>&#8220;quando hai terminato torna da me e dimmi prosegui&#8221; </em>mentre in cucina la Duchessa continua la sua invettiva contro la spia osservatrice.<br />
Provi a spiegarle che non è altro che un meccanismo elettronico connesso a internet, cui ha dato indicazione di seguire una ricetta quindi -non essendo munita di monitor- l&#8217;unico modo per eseguire il compito è richiedere all&#8217;utilizzatore di dare il comando &#8220;prosegui&#8221; appena ha terminato il passo precedente, ma non vi è speranza.</p>
<p>Alexa, nella mente della Duchessa, si è trasformata in una spia russa o di qualche altra nazione che la segue in silenzio rubandole la sua libertà.</p>
<p>Il problema si amplifica quando hai la malsana idea di acquistare anche una presa &#8220;intelligente&#8221; che puoi gestire attraverso i dispositivi cellulari o comandi vocali veicolati da questa assistente: provi invano a spiegare che è sufficiente attivare il dispositivo dicendo, poi &#8220;accendi/spegni la luce&#8221;, ma la Duchessa con la sua educazione, non potrà mai riuscire nell&#8217;intento.</p>
<p>&#8220;Alexa, per favore, potresti accendere l&#8217;interruttore della luce? Grazie&#8221;&#8230;la richiesta resta inevasa, di tutta risposta un &#8220;plum&#8221; dal piccolo amplificatore, lascia intendere che il tempo per la definizione del comando è esaurito prima che mamma arrivasse a termine della frase&#8230; <em>devi essere più breve</em> provo a suggerire.<br />
Mamma sbuffa, stizzita si avvicina al cilindro malefico &#8220;Puoi accendere la luce? Grazie&#8221; segue silenzio e nessuna variazione, <i>Se non la chiami per nome non recepisce il comando perchè non si è attivata </i>le ripeto con calma.<br />
&#8220;A-le-xa, attiveresti l&#8217;interruttore? Grazie&#8221;<br />
<em>Mamma</em> -insisto- <em>è programmata associando la parola LUCE alla presa, quindi la devi chiamare e dirle di accedere</em> luce.<br />
<em>&#8220;ALEXA,&#8230;&#8230;. per favore,&#8230;.. accenderesti la</em> luce?Grazie&#8221;<em> </em> e il fantomatico &#8220;plum&#8221; interrompe a metà la frase.<br />
<em>Ascoltami e fai come me</em> -dico- <em>&#8220;Alexa, accendi la luce</em>&#8221; e, quasi magicamente, si attiva l&#8217;interruttore del piccolo lampadario.</p>
<p>La Duchessa si volge con uno sguardo in cui sono mescolati rabbia e sfida e disappunto: &#8220;ma così non è educato&#8221;, protesta, mentre non mi resta che farle notare che per attivare un dispositivo elettronico esiste un tempo limite in cui -forse- l&#8217;educazione non rientra.<br />
La spiegazione non le va a genio: silenziosamente si avvicina al dispositivo, incrocia le braccia e mi guarda quei 5 secondi in assoluto silenzio, quei 5 secondi degni di una inquadratura da western di Sergio Leone, poi prende fiato:</p>
<p>&#8220;Alexaperfavoreaccendilalucegrazie&#8221; spara fuori come una mitragliatrice senza prendere pausa nemmeno un istante.<br />
La luce si accende, immediato il suo volgersi verso di me con un veloce gesto dell&#8217;ombrello: &#8220;Tiè&#8221;.</p>
<p>&#8230;.che Duchessa!</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Davanti San Guido</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 20:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;[...] Ma, cipressetti miei, lasciatem’ ire: Or non è piú quel tempo e quell’età. Se voi sapeste!&#8230; via, non fo per dire, Ma oggi sono una celebrità. E so legger di greco e di latino, E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú: Non son piú, cipressetti, un birichino, E sassi in specie non ne tiro piú. E massime a le piante. — Un mormorio Pe’ dubitanti vertici ondeggiò, E il dí cadente con<div><a href="https://www.laviniacioli.it/2021/02/davanti-san-guido/" class="bloglink">Continua<i class="icon-long-arrow-right"></i></a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>&#8220;[...]</p>
<p>Ma, cipressetti miei, lasciatem’ ire:<br />
Or non è piú quel tempo e quell’età.<br />
Se voi sapeste!&#8230; via, non fo per dire,<br />
Ma oggi sono una celebrità.</p>
<p>E so legger di greco e di latino,<br />
E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:<br />
Non son piú, cipressetti, un birichino,<br />
E sassi in specie non ne tiro piú.</p>
<p>E massime a le piante. — Un mormorio<br />
Pe’ dubitanti vertici ondeggiò,<br />
E il dí cadente con un ghigno pio<br />
Tra i verdi cupi roseo brillò.</p>
<p>Intesi allora che i cipressi e il sole<br />
Una gentil pietade avean di me,<br />
E presto il mormorio si fe’ parole:<br />
Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’.</p>
</div>
<p>Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse<br />
<span style="font-style: italic;">Che rapisce de gli uomini i sospir,<br />
</span>Come dentro al tuo petto eterne risse<br />
Ardon che tu né sai né puoi lenir.</p>
<p>[...]</p>
<p style="text-align: right;"><em>Davanti San Guido</em></p>
<p style="text-align: right;">G. Carducci</p>
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		<title>La Duchessa e la tinta fatta in casa</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 22:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perchè non riprendere le buone e vecchie abitudini delle nonne? Sane, sicure&#8230; E&#8217; iniziata con questo pensiero e si è associata alla chiusura forzata di questa primavera l&#8217;idea di provare a rimediare a quell&#8217;odiosa ricrescita che aleggia sul mio capo. Così ho cercato i prodotti naturali: il buon vecchio Hennè. Non mi ero mai resa conto di quanto il parrucchiere mi avesse schiarito i capelli, convinta di avere il mio castano chiaro quasi biondo, ordino<div><a href="https://www.laviniacioli.it/2021/01/la-duchessa-e-la-tinta-fatta-in-casa/" class="bloglink">Continua<i class="icon-long-arrow-right"></i></a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Perchè non riprendere le buone e vecchie abitudini delle nonne?<br />
Sane, sicure&#8230;</p>
<p>E&#8217; iniziata con questo pensiero e si è associata alla chiusura forzata di questa primavera l&#8217;idea di provare a rimediare a quell&#8217;odiosa ricrescita che aleggia sul mio capo. Così ho cercato i prodotti naturali: il buon vecchio Hennè.</p>
<p>Non mi ero mai resa conto di quanto il parrucchiere mi avesse schiarito i capelli, convinta di avere il mio castano chiaro quasi biondo, ordino il colore più leggero di hennè. Quando lo ritiro mi ritrovo 250 gr di mattonella durissima e nera, ed è in quel momento che mi rendo conto di essere diventata quasi bionda.<br />
Pazienza, penso, mi riporterò il colore di un tempo.</p>
<p>Inizio a leggere le istruzioni: fare attenzione, provare una ciocca, attendere 24 ore. Ho l&#8217;impressione di aver acquistato qualcosa di esplosivo e pericoloso. Mentre leggo scettica si avvicina mamma &#8220;Sono anni che mi tingo i capelli da sola, che ci vuole!&#8221; Proviamo.</p>
<p>Dopo 30 minuti abbiamo tappezzato di giornali il pavimento di cucina, le ciotole per sciogliere il prodotto a bagnomaria sono pronte, come anche pennello, mantella di plastica rimediata con un sacco da spazzatura bucato per farci passare la testa, pettine.<br />
&#8220;Spezzettare l&#8217;hennè&#8221;. Ci provi&#8230; con le mani, e ti accorgi che potresti benissimo utilizzarlo come arma contundente.<br />
<em>Il batticarne!</em> esclama vittoriosa la Duchessa mentre si accinge ad avvolgere il pezzetto di prodotto in uno straccio.  La velocità di esecuzione delle sue idee è sempre più veloce del mio ragionamento, così sferra il primo colpo, ma il pezzetto di prodotto resta illeso, in compenso si è avvallato il mobile della cucina.</p>
<p>&#8220;E&#8217; una faccenda impegnativa, proviamo sulla pietra&#8221;, buona idea, al quarto/quinto colpo, finalmente il quadratino malefico inizia cedere. Serviranno altri colpi con altrettante parolacce e non riuscirai a spezzettarlo, ma a polverizzarlo in modo preoccupante.</p>
<p>&#8220;Farlo sciogliere a bagnomaria, aggiungendo acqua bollente fino ad ottenere la consistenza del cioccolato fuso&#8221;, già ma quale è questa consistenza? Non hanno tenuto conto delle diversità di opinione che aleggiano sulla cioccolata calda tra me e la duchessa: densa da far restare in piedi l&#8217;eventuale cialda/biscotto, liquida tipo brodino caldo della nonna.<br />
Cerchiamo un compromesso <em>Riconoscerete che il prodotto è pronto al momento in cui sprigionerà il suo aroma</em>.<br />
Fetusi! Mi parlate di Ciocolato fuso, aroma.. ed io mi aspetto un profumo di qualcosa di goloso quando, invece, la stanza è invasa da una puzza di cavolo che quasi ci lascia senza respiro. Osserviamo il contenuto del tegamino e si mostra un blob informe e verdognolo che bolle quasi come fango termale.</p>
<p>&#8220;Devo mettermi in capo sta roba?&#8221; Esclamo preoccupata. La Duchessa mi guarda con quell&#8217;espressione che dice, senza parlare, &#8220;Sei te che hai la fissazione dei prodotti naturali&#8221;. Taccio ed accetto che scelga come fare.</p>
<p>A questo punto indosso il sacco nero, appollaiandomi sullo sgabello che troneggia tra i giornali stesi sul pavimento, mentre mamma si accinge a riempirmi la testa con questa pasta verdognola dal tremendo odore di cavolo.<br />
Mentre è intenta al suo lavoro osservo il nostro riflesso sulle mattonelle di cucina e -non so spiegarmi il motivo- mi torna alla mente l&#8217;immagine di due scimmiette intente a spulciarsi in modo reciproco. Cerco di cacciare via il pensiero mentre una strana sensazione di solidificazione prende possesso della cute.</p>
<p><em>Ho finito!</em> Esclama la Duchessa vittoriosa. &#8220;E ora che faccio?&#8221; chiedo io con sospetto.<br />
<em>Nulla, chiudo il sacco nero e aspetti che il prodotto faccia effetto.. dice, sul foglietto, che ci vogliono tre ore</em>.<br />
Ah, quindi mi attendono tre ore con questa pasta puzzolente e verdognola in fase di solidificazione sul capo, con i capelli racchiusi in un sacco nero. &#8220;Per fortuna non mi vede nessuno&#8221;, penso&#8230; o meglio, vorrei poter finire di pensare, ma mi interrompe il campanello del portone.</p>
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