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Attimi di Felicità
Auguri, Padre
Ed io... chi sono?
Esperienze - Vento - Poesia
La clessidra
Lo spettacolo
M'ama... non m'ama...
Poema senza eroi
(Senza Titolo)
Sinfonia per un addio
Ti Donerò Fucili
Un dolce sonno


Attimi di Felicità
Se gli attimi di questo giorno
Divenissero petali di fiore
Forse sarebbero avvolti
Nel turbine dei miei pensieri.

Sarebbero unione di colori,
una pennellata d'autore
in chissà quale tela,
in quale mondo.

Se gli attimi di questo giorno
fossero singole note,
le unirei in una melodia
che parli di vita.

Vivrebbe così la nostra storia,
il nostro amore, i nostri sogni
Noi saremmo strumenti
E lei la nostra voce.
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Auguri, Padre
Auguri padre,
che questo mio canto giunga
tra le ali degli angeli, ove tu vegli e muovi
Ogni esile ricordo...

Auguri padre,
che questo mio pianto si asconda agli occhi tuoi,
che tu non veda il mio dolore,
in questo tuo giorno di festa...

Auguri padre...
Implora, una figlia,
quella carezza silenziosa
che non giunge a raffreddar la gelida caduta
di queste mille gocce di cristallo... pianto...

Felice giorno, o padre,
per questa eternità che ci separa possa tu comprendere
i miei occhi velati di pianto...
mentre cerco nel silenzio
l'eco del tuo sorriso.
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Ed io... chi sono?
Un'ombra, al mio risveglio,
mi osserva da uno specchio ove, 'sì chiaro,
si riflette ogni mio dubbio,
ogni tormento...

E' un'ombra bruna, me somigliante
In ogni lato della mia figura,
e non ha verbo oltre lo sguardo,
è l'altra me riflessa, pura.

In quel silenzio, ogni mattina,
percorro i lineamenti a me comuni
... e paion nuovi,
... e sì mi perdo.

Ed in un fatal gioco dello sguardo
Più nomi si alternano al mio volto...
E mentre della mente il cuor fa scherno
Vedo mio padre, poi mia madre... ed io di sfondo.

Allora giunge al mio cosciente
La consapevolezza d'esser, io stessa,
frutto vivo di un amore antico,
testimonianza d'un passato ancor presente.

Porto di lui lo sguardo,
porto di lei il sorriso...
or sono di lui solo un ricordo,
che lacrime dipinge in lei, nel viso...

Ma né lui, né lei io sono o fui...
Ed un'ombra bruna, al mio risveglio
Mi osserva da uno specchio, ove sì chiaro
Si riflette ogni mio dubbio, ogni tormento...

...ed io... chi sono?
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Esperienze
Note scritte
Sul pentagramma
Della nostra vita.

Vento
Soffia sibilante,
folate di vento,
fanno agitare le foglie
di forti piante,

freddo e solitudine
portano nel mio cuore.

Poesia
Poesia... chi sei?
"Uno schizzo di follia
uscito dalla penna impazzita...
guidata dal tuo cuore".

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La clessidra
Con mesto sorriso il sol mi guarda e muore,
con dolci occhi ancor si sveglia e tace
ed io sì resto, muta, ad ammirare un fiore,
invidiando sua bellezza e solitaria pace.

Stringo nelle mani il nulla del dolore
Legando al suo ricordo le gioie mie passate,
fantasmi al mio presente, e lor pallore
stinge anche il bel fiore o il sol delle giornate.

Eppure io vivo, ma fermo il mio presente è nel passato,
chiuso nella memoria di ciò che ormai non torna
mentre ogni giorno nuovo è illuminato
da un sole ignaro dell'esile mia ombra.

E mentre anche l'oggi muore nel domani,
si rompe una clessidra fra le mie dita.
Scivolano allor, dalle mie mani
infiniti pensieri, attimi persi d'inesorabil vita.
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Lo spettacolo
...si apra il sipario...
gli attori non possono attendere ancora.

si faccia silenzio...
e da ogni angolo giunga la luce sul palco,
...è l'ora.

E' la recita che ognuno voleva,
è il palco che ognuno sognava,
nessuno è giù in sala,
ognuno è il pubblico,
ognuno è l'Attore.

A ciascuno sia data una parte,
e per quella egli sogni una vita:
Sarà un breve intermezzo,
oppure infinita,
ma apparirà solamente per pochi minuti.

E sarò mago che incanta universi,
sarò fuoco che bruci la vita,
sarò principe o solo formica,
...solo tu potrai darmi il mio ruolo.

E le mie parole saranno poesia
O gesti di chi non ha mai avuto parola,
la mia voce sarà il pianto di un bimbo
o il grido di un mondo che cade.

Reciterò un istante oppure una vita
Sarà forse, il mio, un ruolo minore...
Sarò comparsa in un mondo fuggente,
protagonista nella mia ferma realtà.

Finiti i miei versi, allora,
coprirò il volto mio con un lungo mantello,
e mentre accenni un elegante inchino,
...su di me il sipario si chiuda.
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M'ama... non m'ama...
Sincera come lieve margherita,
che vive sorridendo al giorno
e chiude alla sua notte il cuore...

Tal io innanzi a te mi pongo,
offrendo i miei petali
allo straziante gioco del dubbio
...Si, m'ama... non m'ama...

e piango,
perché il mio stelo non ha spine,
né armoniosa eleganza

'sì pur io vivo,
istante dopo istante ancora...
mentre, recisa ogni speranza, cado

e tra le pagine di un libro
vo segnando un ricordo senza odore
portando nella notte il sol mio dubbio
...Si, m'ama... non m'ama...
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Poema senza eroi
Dai silenziosi salici,
le cui mute fronde mormorano ancora
lontani echi e canti tragici
di una vana speranza che dal cor s'invola,

giungono ognor flebili sospiri,
verbi di una lingua arcana
che nobile onor ancor commuove...

e lo straniero piange rapito
al canto che l'italico cuor ormai non sente
e rende omaggio all'onor tradito
dei martiri di una posterità irriconoscente.

Fiori di straniere bandiere
giacciono ai piedi del Maestoso Altare
ove la gentil Patria volge il sedere
a chi, per lei, si fe' immolare.
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(Senza Titolo)
Cade la luce
Su abbandonati libri
Dove è morto il passato,
avvicinandosi al presente.

Si spegne una voce
Da quei lontani lidi
Dove ha giocato il mondo
Una guerra senza fine.

Scende il silenzio
Su questo verde prato
Dove corrono i pensieri miei,
dove cade la ragione,

dove è morto il mio passato,
ove domani morirà il presente,
e tornerò portando fiori
su questa piccola mia pietra.
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Sinfonia per un addio
Giunse la notte, aveva gli occhi di fanciulla,
portava fiori che non poteàn sbocciare,
lentamente mimava a lato d'una culla
sussurri e parole che non potè narrare.

Giunse la notte tra le carezze silenziose
E passo stanco di colui che nel partire
Lascia, a chi resta, le sue gioie più preziose:
presenti di luce di un sol che va a morire.

Giunse la notte, tra le preci d'una vecchia
Dalle mani imploranti il suo lontano Dio,
che dall'alto pallido cielo il mal soverchia.

Ma quando un dì la notte avrà lo volto mio
Vinta sarà la ribellione alla durezza
Del natural comando: preludio e sinfonia per un addio.
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Ti Donerò Fucili
Ti donerò, figliolo, i miei fucili,
perché la guerra si esaurisca in gioco
e tu non sia, da grande, tra quei vili
vestiti di pace, ma celanti il fuoco.

Ti insegnerò le strategie di agguati
a tutti i mostri della fantasia,
perché, finito il gioco dei soldati,
Paura non insidi la tua via.

E fingerò la morte in un sorriso,
risorgerò, ridendo, sotto il fuoco
del tuo fucile innocuo e quel sorriso
trasformerà tanto dolore in poco.

Imparerai ad amare una bandiera,
un ideale, nel valor di pace
e quando sarai grande io sarò fiera
per quell'umanità che in cuor tuo giace.


Ispirata al saggio "Lettera al figlio" di U. Eco (in "Diario minimo")
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Un dolce sonno
Se il morir altro non fosse
Che infinito e dolce sonno,
Affiderei tutti i miei giorni
Al sol dell'imbrunire...

E nel socchiudersi degli occhi
Velocemente vedrei svanire
Umani affanni, ansiosi dubbi e vecchi
Frammenti di speranza... e di sua fine.

Cos'io potrò mai dire, a 'sì tal punto
Se non mostrar le nude mani al cielo
E 'sì pregar, qualunque Dio, allorché giunto
Il mio momento, copre la paura con un velo?

Come vorrei nell'illusione andare
Tra care genti, senza nutrir terrore.
Come vorrei... ancora allor sperare
Di trovare pace, serenità... amore.
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